La stanza

Serena Garibaldo

La stanza, possibilità di non essere soli.

Entrare in stanza non significa “iniziare una terapia”. Significa fermarsi.
Quando un ragazzo, una coppia o una famiglia entrano in stanza, non portano solo un problema: portano una storia.
A volte confusa, a volte dolorosa, spesso intrecciata di silenzi, gesti, tentativi andati a vuoto.
Qui quella storia può essere accolta senza fretta.
Il tempo non è imposto. In stanza il tempo non è quello dell’urgenza né quello delle aspettative esterne. Non c’è una tabella rigida, né un percorso già scritto.
Il ritmo si costruisce insieme, passo dopo passo, perché la domanda cambia mentre la relazione cresce. E prima di ogni parola viene la fiducia. In stanza si ascolta davvero.
Non c’è giudizio, non c’è colpa.
C’è apertura verso un linguaggio nuovo, che può nascere lentamente: dalle emozioni difficili da dire, dalla frustrazione, da quel dolore che spesso trova voce solo nel corpo, nei comportamenti, nel silenzio. In stanza non si è un sintomo o un comportamento.
Se qualcosa fa male, se qualcosa blocca, non è visto come un errore, ma come un messaggio che chiede ascolto. Anche ciò non si può spiegare trova spazio.
La stanza è uno spazio vivo. Può trasformarsi, allargarsi, adattarsi a chi la abita.
A volte è un luogo di parola, altre volte di immagini, disegni, mappe familiari.
Strumenti come il genogramma permettono di far entrare in stanza anche chi non c’è: legami spezzati, assenze importanti, storie rimaste sospese.
Non per riaprire ferite, ma per dare loro un posto.
Perché ciò che non è mai stato detto continua spesso a muoversi sotto la superficie, come un filo invisibile che attraversa le relazioni presenti.
È su questo tessuto profondo che, senza volerlo, prendono forma i conflitti, i blocchi, i sintomi. La terapia diventa così un luogo di comprensione e di trasformazione.
Un luogo dove il sintomo non è il nemico, ma un segnale.
Dove diventa possibile ritrovare nuove modalità di stare in relazione, più respirabili per tutti dove i ragazzi possono sentirsi visti per ciò che sono, non solo per ciò che fanno o per ciò che non riescono a fare, e dove le famiglie possono ritrovarsi non come “responsabili”, ma come parte di una storia che può cambiare e dove anche la coppia può tornare a incontrarsi, riconoscendo ciò che si è perso, ciò che si è irrigidito, e ciò che può ancora trasformarsi.
Entrare in stanza significa aprire una possibilità.
La possibilità di comprendere, di dare nome, di respirare un po’ di più.
La possibilità di non essere soli.

Serenella Garibaldo

Medico Chirurgo – Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale

Iscrizione all’Ordine dei Medici di Salerno n. 09365

PI: 06190230653 

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